4.4.1 Sigarette
Descrizione: Per quanto la cifra non
può essere del tutto precisa, sono stati
stimati oltre 1,3 bilioni di fumatori in
tutto il mondo (su una popolazione totale di
circa 6,6 bilioni)
e si calcola che continuando di questo
passo, il numero salirà ad almeno 2 bilioni
entro il 2030.
Le conseguenze nocive del fumo uccidono
milioni di persone ogni anno, ma la
diffusione delle sigarette fra gli
adolescenti è un fenomeno in costante
crescita e colpisce i giovani ad età sempre
più basse, mantenendo così stabile la
quantità di consumatori di tabacco. Possiamo
affermare che il mercato commerciale del
fumo sia fra i più redditizi e fortunati: ma
a cosa è dovuto questo enorme successo? Il
discorso è senza dubbio molto complesso, con
implicazioni psicologiche e fattori fisici,
ma non è certo un obiettivo di questa tesi
quello di rispondere in modo esaustivo ai
tanti quesiti a riguardo. È possibile
tuttavia osservare alcune caratteristiche
interessanti nella diffusione delle
sigarette, delle proprietà specifiche che
riguardano proprio l’influenza degli Opinion
Leader che fumano. Analizzando la situazione
attuale, bisogna ammettere che la
comunicazione convenzionale che tratta le
sigarette, sia per lo più di tipo negativo:
la pubblicità dei prodotti del tabacco è
stata limitata sempre più negli anni, fino
ad essere vietata completamente in molte
nazioni.
All’interno dei media tradizionali, come la
tv o i giornali, è difficile oggi trovare
degli espliciti messaggi positivi rispetto
al consumo delle sigarette. In Italia la
promozione diretta dei prodotti del tabacco
è stata proibita fin dagli anni ’60, mentre
nell’aprile del 1970, il governo americano
ha firmato la legge che ne ha impedito ogni
tipo di pubblicità televisiva. Nel 2005 è
entrata in vigore la direttiva dell’Unione
Europea che proibisce tutti i riferimenti a
favore del tabagismo, per quanto riguarda la
carta stampata, le radio, internet e le
eventuali sponsorizzazioni internazionali di
eventi culturali e sportivi. Queste sono
solo alcune delle tappe fondamentali delle
leggi anti-fumo, che ormai da 50 anni
limitano ed impediscono alle aziende di
promuovere le sigarette con le tradizionali
soluzioni pubblicitarie. Il contrasto al
mercato del tabacco non si è tuttavia
fermato all’abolizione della propaganda
“positiva”. Il prodotto stesso è
continuamente tassato dalle istituzioni,
spesso proprio per tentare di “limitarne” la
vendita, con imposizioni fiscali che
raggiungo anche il 75% del costo totale.
Le cifre attuali per l’Italia parlano di
aumenti fino al 54,2% in soli 2 anni.
Oltre alla mancata promozione ed agli
inasprimenti economici, è necessario sommare
la difficoltà pratica nel consumare le
sigarette. Per legge è ormai vietato fumare
in qualsiasi locale pubblico (sia in Italia
che in molte altre nazioni), una situazione
che rende questo vizio decisamente scomodo,
soprattutto durante il periodo invernale, in
cui i fumatori sono “costretti” ad uscire al
freddo per poter utilizzare il prodotto. Non
vanno inoltre dimenticate le proprietà
altamente nocive dei lavorati del tabacco,
che provocano cancro ai polmoni, tumori,
infarti, malattie respiratorie. Le sigarette
possono essere considerate come il
principale metodo di “suicidio” al mondo,
uccidendo solo in Italia oltre 80 mila
persone all’anno (il 14,2% di tutte le
morti). Secondo l’Organizzazione Mondiale
della Sanità, il tabacco toglie più vite
dell’Aids e della droga: è stimato che nel
2015 le morti dovute al fumo supereranno del
50% quelle causate dall’Aids.
Per diffondere la consapevolezza di questi
pericoli, le associazioni legate alla salute
pubblica hanno speso cifre astronomiche in
campagne pubblicitarie di sensibilizzazione,
sfruttando ogni mezzo di comunicazione
convenzionale, con spot televisivi, messaggi
radio e pagine di giornali.
Il pubblico ha visto compiersi un’estesa
strategia di opposizione al fumo, che ha
raggiunto il suo apice con l’obbligo di
segnalare il contenuto tossico del prodotto
direttamente sui pacchetti. È del 2003 la
Convenzione di Ginevra che stabilisce il
dovere di comunicare nel packaging un
avvertimento sugli effetti mortali delle
sigarette, in modo scritto (nuoce gravemente
alla salute, il fumo uccide, provoca il
cancro…) o visivo (immagini dei neri polmoni
di un fumatore, foto di malati terminali per
patologie respiratorie…). Una simile azione
di propaganda negativa avrebbe annientato in
poco tempo qualsiasi azienda, eppure la
vendita di tabacco sembra godere ancora di
ottima salute. Mancanza di pubblicità di
massa, aumento incontrollato dei prezzi,
scomodi ostacoli nel consumo, proprietà
dannose per la salute, insistenti
divulgazioni ostili e prodotti marchiati con
forti messaggi per scoraggiarne l’acquisto:
possibile che tutti questi fattori
sfavorevoli non abbiano avuto qualche
risultato effettivo sui consumatori?
Certamente col passare degli anni si è
sviluppata una maggiore consapevolezza dei
rischi legati al fumo, ma questo non
impedisce a milioni di persone di iniziare a
fumare ogni anno. Come ha raccontato Malcom
Gladwell nel suo Libro Il Punto Critico,
l’università di Harvard ha svolto una
ricerca su alcuni gruppi di fumatori,
chiedendo di indovinare quanti anni di vita
avrebbero perso a causa del loro vizio. La
risposta media è stata di 9 anni, ma la
cifra esatta è intorno ai 6, per ogni
fumatore abitudinario. Chi fa uso di
sigarette non lo fa perché ne sottovaluta i
rischi, anzi spesso li sopravvaluta, ma fuma
ugualmente.
Un altro dato interessante segnalato da
Gladwell, è il numero di studenti americani
con il vizio del fumo: dai 780.000 giovani
fumatori del 1988, si è passati ad 1 milione
e 200.000 nel 1998, un aumento straordinario
del 73%. In Italia, stando alle cifre
riportate dal Ministero della Salute, dopo
anni di calo il consumo del tabacco nel 2006
è aumentato dell’1.1% rispetto al 2005, in
un periodo di piena contestazione alle
sigarette, con la messa in vigore delle
nuove norme anti-fumo e prezzi al dettaglio
sempre più alti.
Analizzando la situazione americana dal 1990
ad oggi, è possibile osservare
un’interessante tendenza, nel rapporto tra i
fumatori e gli aumenti economici attuati per
limitarne il fenomeno:

I dati del grafico sono stati raccolti
attraverso i siti ufficiali del governo
americano e per mezzo di alcune ricerche
specialistiche sulle campagne di
sensibilizzazione ai rischi del tabacco. I
sondaggi e le ricerche sociali a campione
non possono certo essere del tutto precisi,
ma sono in grado di suggerire un’idea
generale della situazione. Secondo il
censimento di Stato, la popolazione totale
(compresi minorenni) degli Stati Uniti, era
composta da 249 milioni di abitanti nel
1990, mentre le stime previste per il 2007
parlano di oltre 303 milioni di cittadini
americani.
La National Health Interview Survey ha
svolto negli anni alcuni studi approfonditi,
per osservare la salute pubblica negli USA e
tentare di stabilire la quantità di fumatori
(dai 18 anni in su). Grazie a queste
ricerche è possibile ricavare la percentuale
dei consumatori di sigarette: nel 1987 erano
il 28,8% della popolazione totale,
calcolando così una media di 69 milioni di
fumatori nel 1990, mentre nel 2007 sono
stati stimati sul 20% della popolazione
totale,
il che corrisponde a circa 60 milioni di
fumatori. Matematicamente non ci sono dubbi:
c’è stata una relativa diminuzione del
consumo di sigarette, tenendo comunque conto
della mancanza di dati precisi sulla
quantità dei fumatori minorenni. La
diffusione del tabacco in America si fa
davvero interessante nel momento in cui sono
sovrapposte le cifre dell’aumento del prezzo
delle sigarette e della spesa pubblica per
le varie campagne anti-fumo.
Nel 1990 il prezzo di un pacchetto era in
media di 2.40 dollari, mentre nel 2006 ha
raggiunto ormai i 4.00 $. La spesa pro
capite per le tasse pubbliche a favore delle
campagne anti-fumo, era di circa 0.90 $ nel
1990, con un aumento fino a 1.90 dollari nel
2006. Queste cifre, rapportate con la
popolazione americana dei rispettivi anni,
svelano che l’investimento nella
comunicazione contro le sigarette è salito
da 224 milioni di dollari a 576 milioni di
dollari. Di fronte ai tentativi di
contrasto, con l’aumento del prezzo del
prodotto e l’estesa propaganda
d’opposizione, il pubblico dei fumatori è
tuttavia rimasto pressoché invariato. Nel
grafico si nota facilmente la differenza
nella piccola flessione della riga viola (i
fumatori) rispetto al forte incremento delle
righe gialla e rossa (costo sigarette e la
spesa nelle campagne anti-fumo). Gli enormi
sforzi economici e comunicativi per arginare
il consumo del tabacco con i mezzi più
convenzionali (modifica del prezzo e
promozione di massa), hanno avuto uno scarso
effetto: possiamo affermare che l’intera
propaganda anti-fumo sia uno dei più grandi
fallimenti “pubblicitari” della storia.
A cosa è dovuta questa resistenza nella
diffusione delle sigarette? Ad un certo
grado d’utilizzo, il consumo del tabacco è
probabilmente indotto da motivi non
collegati direttamente alla comunicazione
sociale e dopo molti anni l’utente continua
a fumare per dipendenza, abitudine, vizio o
necessità psicologica del gesto. È quindi
preferibile concentrare l’analisi sulle
cause del “primo acquisto”, sulle ragioni
che inducono una persona ad interessarsi
alle sigarette e diventarne un cliente
sempre più abituale.
Peculiarità: Per ottenere un
marketing aziendale efficace, è necessario
innanzi tutto che il consumatore noti il
prodotto. La pratica del fumo è talmente
diffusa che nei luoghi frequentati durante
la giornata (scuola, lavoro, locali
pubblici, strade…) è facile imbattersi in
amici o estranei che fanno uso dei lavorati
del tabacco. Il gesto compiuto dai fumatori
nel portare la sigaretta alle labbra,
comprende l’intera zona fra le mani ed il
viso, mentre la combustione del contenuto
produce un vistoso residuo di gas,
dall’odore pungente. Le stesse azioni
necessarie al consumo del prodotto, ne
assicurano la visibilità agli occhi ed al
naso delle persone circostanti, che non
possono evitare di notare le sigarette,
durante l’interazione sociale con questi
individui. In generale il consumo del
tabacco è ormai una pratica molto comune,
che non possiede delle specifiche
peculiarità: la circostanza che stimola
realmente l’attenzione del pubblico sulle
sigarette è il loro impiego da parte di
personaggi peculiari, come gli Opinion
Leader. Abbiamo visto che nei rapporti
sociali i trendsetters sono molto importanti
e la loro presenza è subito notata dai
rispettivi gruppi d’influenza: il gesto del
fumatore di tendenza ottiene facilmente
l’attenzione del suo pubblico. È necessario
tenere in considerazione che l’atto di
fumare è essenzialmente una manifestazione
estetica, con un suo “fascino” emotivo: per
questa ragione gli Opinion Leader che
trasmettono dei valori estetici (la ragazza
affascinante) o emotivi (il ragazzo
autorevole) sono quelli che attirano più
facilmente l’attenzione sull’uso delle
sigarette. Il prodotto attrae efficacemente
la considerazione dei consumatori, grazie al
suo impiego da parte di caratteristici
modelli di vita.
È molto probabile che la maggior parte dei
fumatori abbia iniziato a fare uso di
sigarette durante l’adolescenza e per questo
motivo è possibile esaminare un ulteriore
influenza sulla mente dei giovani
consumatori. La curiosità dei teenagers
verso i prodotti del tabacco è stimolata
anche da una serie di “Opinion Leader
Contrari”, ovvero quelle persone che
tentando di consigliare in qualche modo i
minorenni, riescono solo a provocarne
l’effetto opposto. I genitori o i maestri di
scuola cercano di informare i ragazzi sui
pericoli del fumo (raccomandazioni, avvisi,
divieti, minacce), ma in questo modo non
fanno altro che attirare maggiormente
l’attenzione dei futuri fumatori, verso un
azione “proibita” e quindi ancor più
affascinante. Dal 1998 la legge americana
proibisce di fumare a tutti i minori di 18
anni, ma questa intimazione statale non ha
certo fermato il dilagare del fenomeno. I
teenager sono “ribelli” per natura, non
seguono i consigli dei “grandi” e
preferiscono sperimentare personalmente ogni
fase della propria vita. Gli adulti vanno
quindi considerati come veri e propri
“trendsetters opposti”: impongono
determinati modelli di comportamento, senza
avere tuttavia la facoltà di influenzare
positivamente il pubblico minorenne. Non è
sbagliato avvertire i teenagers dei pericoli
del tabacco, ma spesso i metodi
convenzionali impiegati da genitori e tutori
non sono propriamente efficaci. Le
avvertenze e le opposizioni all’uso delle
sigarette amplificano il “prestigio sociale”
dei giovani fumatori, che sfidano l’autorità
dei grandi e per questo sono “ammirati” dai
coetanei. Inoltre il divieto assoluto di
fumare aumenta il fascino del “primo
consumo”, la prima inalazione di tabacco
compiuta di nascosto, che rende la
circostanza un gesto di sfida ancora più
esaltante agli occhi dell’adolescente.
Il fenomeno del tabagismo minorile non si
conclude però con una singola “prova” di un
prodotto vietato, compiuta per curiosità dai
ragazzi più ribelli: se così fosse,
basterebbe fumare una sola sigaretta per
capire di cosa si tratta. Il fumatore medio
continua la sua pratica quotidianamente,
eppure la vera dipendenza (fisica e
psicologica) dal tabacco si realizza
soltanto dopo molti mesi di consumo. Perchè
allora le persone cominciano a fumare per un
lungo periodo di tempo, pur non avendone
ancora il vizio?
Punto d’interesse: Nel 2005, la
American Association for Cancer Research ha
svolto uno studio su un campione di oltre
4.000 ragazzi, scelti fra 57 differenti
scuole, per determinare l’influenza
dell’ambito scolastico sul consumo del
tabacco.
I risultati ottenuti hanno segnalato alcune
particolari circostanze sociali, che possono
aumentare la probabilità di iniziare a
fumare fra gli alunni delle prime classi:
fra questi, l’uso di sigarette in situazioni
non permesse e la presenza di un’alta
percentuale di compagni più grandi che già
fumano. In altre parole, gli Opinion Leader
Personali (i compagni più grandi) che
consumano impropriamente tabacco, provocano
una forte suggestione sul giovane pubblico,
che assimila l’atto di fumare come un gesto
di superiorità ed un modo per sentirsi
adeguati al resto della compagnia. Le
amicizie sono il punto d’interesse
principale per ogni teenager ed i ragazzi
popolari si presentano come dei modelli con
cui paragonarsi, per stabilire il relativo
successo all’interno del gruppo sociale. Nel
caso in cui gli Opinion Leader Personali
fanno uso dei prodotti del tabacco, il
paragone scatena una spinta di emulazione
nei rispettivi followers, che sono
interessati ad essere come loro, imitandoli
anche nel vizio di fumare. Fra i giovani che
iniziano a consumare sigarette, sono già
presenti i futuri trendsetters di
quell’ambiente ed in questo modo rimane
stabile la presenza di Opinion Leader
fumatori nell’arco del tempo. Quando il
successo e la capacità di relazione nel
gruppo sono ormai legati all’uso del
tabacco, si crea un circolo vizioso dal
quale è difficile poter uscire. Come ha
fatto notare Gladwell,
le circostanze di iniziazione alle sigarette
sono tutte molto simili fra loro, scatenate
dalla presenza di personaggi affascinanti
che fumano e dal valore sociale che si
ottiene nell’assomigliarvi. I consumatori
sono più interessati alla pratica del fumo
che al prodotto in sé (che è nocivo e
costoso) e per raggiungere il loro scopo
hanno bisogno di utilizzare l’offerta delle
aziende del tabacco. Ovviamente non è
sufficiente fumare una sola volta per
imitare i propri beniamini, ma è necessario
farlo costantemente per essere considerati
tabagisti. È questo il vero motivo che
spinge milioni di persone ad iniziare un
gesto dannoso e prolungarlo nel tempo: il
solo scopo di conquistare uno status sociale
e mantenerlo. Le sigarette colpiscono
efficacemente il Punto d’Interesse del loro
target, un pubblico insicuro che sente la
necessità di avvicinarsi alle persone che
più stima ed apprezza, per sentirsi
altrettanto accettato e gradito.
Passaparola: trasmettendo il
messaggio del tabacco attraverso il Product
Opinion Leader Placement, è possibile
sfruttare direttamente le capacità
contagiose dei personaggi di tendenza ed
ottenerne i rispettivi valori. Nel caso
delle sigarette, la comunicazione compiuta
non è un vero e proprio “passaparola”
vocale, ma è piuttosto un’esposizione visiva
al gesto. Ripetuto quotidianamente nel tempo
da innumerevoli Opinion Leader, il tabagismo
riesce a raggiungere efficacemente i
relativi gruppi di influenza, sfruttandone
il bisogno di conformismo ai rituali
sociali, soprattutto nell’adolescenza. Per
esibire ed ottenere il proprio status di
fumatore, è necessario effettuare il gesto
in pubblico: non è possibile ottenere i
valori sociali veicolati dalle sigarette
semplicemente fumando da soli.
Questo permette un forte “passaparola” dei
prodotti del tabacco, il cui consumo è utile
soltanto se comunicato apertamente agli
altri. Con il passare del tempo si crea
anche il vero bisogno psicologico e fisico
di fumare frequentemente, rendendo così
spontanea l’esibizione del tabagismo in ogni
momento libero. Il messaggio “promozionale”
delle sigarette è quindi diffuso
efficacemente attraverso il gesto di fumare,
condiviso pubblicamente per un guadagno
personale (mettersi in mostra con il proprio
gruppo di amici, ottenere lo status di
fumatore), condivisione dei valori (fumare
assieme come rituale sociale, fumare perché
è considerato da tutti “cool”), per qualità
estetiche / emotive (fascino del gesto e dei
rispettivi valori emotivi associati) e,
soltanto inizialmente, anche per una certa
curiosità (provare a fumare). L’enorme
contagio virale delle sigarette è senza
dubbio il caso più evidente delle capacità
promozionali degli Opinion Leader Personali,
che riescono a rendere inutile tutta la
convenzionale comunicazione negativa, svolta
per marginare il fenomeno del tabagismo.
Praticità:
come abbiamo visto, il consumo di sigarette
è una pratica essenzialmente estetica, una
sorta di accessorio alla moda che trasmette
determinati valori sociali. Il prodotto è
diffuso con il suo stesso uso e per questo
motivo comunica efficacemente le proprie
caratteristiche, convincendo il pubblico che
osserva affascinato gli Opinion Leader
Fumatori. Certamente attraverso l’analisi
superficiale del gesto non è possibile
vedere immediatamente gli effetti nocivi del
tabacco: i danni recati dalle sigarette si
manifestano materialmente soltanto dopo
molti anni di consumo continuo, il che porta
ad un rimando temporale della questione. Il
pubblico conosce ormai bene gli effetti
negativi del fumo, ma questi problemi di
salute non sono ancora presenti
nell’immagine seducente dei trendsetters
fumatori. Per questo motivo le conseguenze
tossiche del tabacco sono lasciate in
secondo piano, considerate soltanto come un
problema marginale rispetto al grande valore
sociale ottenuto nell’immediato futuro,
grazie al tabagismo. I consumatori sono più
interessati al guadagno estetico attuale,
piuttosto che preoccuparsi degli svantaggi
che ne possono derivare nell’avvenire: per
quanto la situazione sia pericolosa, rimane
una libera scelta del singolo individuo,
legata alla sua insicurezza emotiva ed ai
suoi bisogni d’appartenenza ad un gruppo. Il
Product Placement delle sigarette è un
fenomeno spontaneo, che sopravvive
autonomamente senza spinte da parte delle
aziende, proprio per la sua straordinaria
capacità di comunicare chiaramente le
caratteristiche estetiche, emotive e
sociali, attraverso l’utilizzo pratico del
prodotto da parte di individui influenti.